lunedì, maggio 21, 2018

 

Elezioni, assegnati i 5 seggi riservati ai cristiani. Il Patriarca caldeo si congratula con Muqtada al Sadr

By Fides

I risultati definitivi delle elezioni politiche irachene confermano che due dei 5 seggi riservati ai cristiani sono stati conquistati da candidati del movimento delle “Brigate Babilonia”: si tratta di Aswan Salem Sawa - che si è aggiudicato il seggio riservato ai cristiani nella Provincia elettorale di Ninive – e di Burhanuddin Ishak Ibrahim, che ha prevalso nella corsa per conquistare il seggio riservato ai cristiani nella Provincia di Baghdad. Nella Provincia di Kirkuk il seggio riservato ai cristiani è andato a Rihan Hanna Ayoub, candidata del Consiglio popolare siro caldeo assiro, mentre il candidato Immanuel Khoshaba, della coalizione assira Rafidain, si è aggiudicato il seggio riservato ai cristiani nel governatorato di Dohuk, e Hoshyar Karadag Yelda, candidato alla coalizione caldea, ha conquistato il seggio riservato ai cristiani nella provincia di Erbil. Quattro dei cinque candidati appartengono alla Chiesa caldea. Ambienti vicini ad alcuni candidati cristiani, legati soprattutto al Movimento democratico assiro, che hanno raccolto risultati deludenti alle elezioni e non riusciranno a entrare in Parlamento, annunciano ricorsi e rilanciano sospetti sul responso elettorale, lasciando intendere che su alcuni candidati cristiani sarebbero stati dirottati anche voti di elettori sciiti, in modo da piazzare nei seggi riservati ai cristiani rappresentanti che di fatto saranno allineati alle formazioni politiche preponderanti.
Intanto, il Patriarcato caldeo riferisce che nei giorni scorsi il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako ha telefonato al leader sciita iracheno Muqtada al Sadr, vincitore delle elezioni, per congratularsi con lui e esprimere i propri auspici per un governo che promuova davvero il bene comune di tutto il popolo iracheno. Muqtada al Sadr – riportano le fonti ufficiali del Patriarcato caldeo – ha ringraziato il Patriarca anche per le parole di omaggio da lui espresse in occasione dell'inizio del Ramadan, e ha confermato la sua intenzione di “sostenere i cristiani”.
Domenica 20 maggio, festa di Pentecoste, dopo la recita del Regina Coeli. Papa Francesco ha annunciato che il prossimo 29 giugno si terrà un nuovo Concistoro per la creazione di 14 nuovi cardinali, tra i quali figura anche il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako. Sabato 19 maggio, lo stesso Patriarca aveva diffuso un comunicato di commento ai risultati elettorali, nel quale, tra le altre cose, invitava i politici cristiani che si sono presentati divisi alle recenti elezioni a “imparare la lezione”, riconoscendo che “solo quando avremo messo il dito nella ferita saremo in grado di sviluppare una nuova visione e unire le posizioni per salvaguardare la nostra piccola 'quota' e la sua 'indipendenza'”.

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Nuovi cardinali. Patriarca Sako: “Nomina per tutto l’Iraq. Servire il Paese con il grembiule e la Croce”

By AgenSIR
Daniele Rocchi

“Una vera sorpresa, del tutto inaspettata. Ringrazio per questo Papa Francesco. Questa nomina è un grande sostegno per tutta la Chiesa irachena, per il nostro Paese, per il popolo che soffre. Farò tutto ciò che è in mio potere per l’Iraq e per gli iracheni, senza distinzione alcuna”.
È ancora emozionato Louis-Raphaël I Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei, quando il Sir lo raggiunge telefonicamente nella capitale irachena. Neanche il tempo di “metabolizzare” la notizia della sua creazione a cardinale, data da Papa Francesco, dopo il Regina Coeli in piazza San Pietro, insieme ad altri 13 nuovi porporati. Tra i nomi che riceveranno la berretta rossa dalle mani di Papa Francesco durante il Concistoro del 29 giugno: Luis Ladaria Ferrer, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede; Angelo De Donatis, vicario di Roma; Giovanni Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato; Konrad Kraiewski, elemosiniere apostolico; Joseph Coutts, arcivescovo di Karachi; Antonio dos Santos Marto, vescovo di Leiria-Fatima; Pedro Ricardo Barreto Jimeno, arcivescovo di Huancayo; Désiré Tsarahazana, arcivescovo di Toamasina; Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell’Aquila, e Thomas Aquino Manyo Maeda, arcivescovo di Osaka.Chiesa di martiri.
Dopo Emmanuel III Delly, creato e pubblicato cardinale nel concistoro del 24 novembre 2007 da Benedetto XVI, la Chiesa irachena torna così ad avere una nuova porpora cardinalizia, “confinante” con quella siriana del nunzio apostolico Mario Zenari. E il neo porporato non manca di sottolinearlo:
“Papa Francesco con questa decisione ha voluto ancora una volta, così come era stato per il nunzio in Siria, il card. Mario Zenari, esprimere la sua vicinanza ad una terra macchiata da sangue innocente, dove i cristiani sono stati oggetto di tanta violenza”.
Il pensiero di Mar Sako corre a “tutti coloro che sono stati uccisi in odio alla fede”, come mons. Paul Faraj Rahho, arcivescovo di Mosul, padre Ragheed Ganni e i loro compagni, il cui martirio dona “valori spirituali che riempiono la nostra vita di speranza, dignità umana, tolleranza e pace”, valori che “aiuteranno la nostra nazione a rialzarsi e a liberarsi da ogni forma di terrorismo, uccisioni, distruzioni per godere di sicurezza, stabilità, prosperità economica e sociale”. Parole che Mar Sako aveva già usato nel suo messaggio scritto per la commemorazione dei martiri caldei, celebrata il 6 aprile scorso.
“Noi cristiani – aggiunge il neo porporato – non abbiamo spade, ma solo le armi della pace, della preghiera, della convivenza armoniosa. La nostra vocazione è perdonare settanta volte sette, vale a dire sempre. Siamo chiamati ad essere artigiani di pace, costruttori di speranza e di dialogo. I nostri fratelli musulmani apprezzano questa nostra cultura di pace”.
La telefonata di Moqtada al Sadr.
“Papa Francesco ha sempre detto di voler andare dove c’è bisogno. Per ora non può venire qui da noi ma con la nomina di un cardinale per l’Iraq, così come è stato per la Siria, il Santo Padre si rende vicino a tutti noi per sostenere gli iracheni, cristiani e non, che soffrono” afferma il patriarca caldeo. Il messaggio insito in questa nomina, aggiunge il patriarca, è chiaro:
“Basta sangue, basta guerre, è tempo di riconciliarsi”.
Un assist al mondo politico iracheno, reduce dal voto del 12 maggio scorso. “Speriamo che le recenti elezioni possano far nascere un governo capace di riconciliare le diverse anime del nostro Paese così da camminare uniti verso la pace, la stabilità e il progresso sociale ed economico”. Non è un caso, allora, che tra i primi a congratularsi con Mar Sako sia stato proprio il vincitore della tornata elettorale, vale a dire il religioso sciita Moqtada al Sadr.
“Mi ha chiamato al Sadr che ha usato parole che mi hanno commosso: ‘La pace del Signore sia su di te’. Mi ha anche ribadito che è pronto ad aiutare e a collaborare con i cristiani” rivela il patriarca caldeo.
Attestazioni di stima sono arrivate anche “da parte di autorità di Governo e di leader religiosi musulmani, sciiti e sunniti, come anche da gente semplice. Tutti – dichiara Mar Sako – mi hanno espresso la loro gioia dicendo che questa nomina è un dono grande per il nostro Paese, un infuso di speranza per un futuro migliore. Ma è anche un segno di vicinanza spirituale alla nostra fede, non solo cristiana, come mi ha detto un musulmano”.
Il grembiule e la croce.
Forte di questa nomina, la Chiesa irachena prova a rafforzare la sua presenza e a rilanciare la sua azione pastorale, a partire dal ritorno delle comunità cristiane nei villaggi della Piana di Ninive, distrutti dallo Stato Islamico e in via di ricostruzione. A indicare la direzione è il patriarca Sako:
“Venerdì scorso ho ordinato quattro nuovi sacerdoti caldei e, donando loro un grembiule e una croce in legno, li ho esortati a vivere da servitori del Vangelo. La stessa esortazione che rivolgo non solo ai sacerdoti ma anche a tutti i fedeli: non cerchiamo potere, denaro, fama. Seguiamo il Vangelo servendo con gioia il gregge che Gesù ci affida. Un compito reso ancora più difficile dalla situazione in cui ci troviamo a vivere.
Deponiamo l’orgoglio, l’ambizione, e facciamoci servi. La Bibbia sia la luce del nostro cammino. Il grembiule è un simbolo evangelico dal grande significato. Esso ci esorta a
vivere come servitori e non come autorità.
Vestire il grembiule vuole anche esprimere la semplicità dello stare vicino alla gente, esserne amico, stare al suo fianco. È con questo spirito che accolgo la nomina voluta dal Santo Padre”.

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Nuovi cardinali: patriarca Sako (Baghdad) al Sir, “un grande sostegno per la Chiesa irachena”


By AgenSIR

“Una vera sorpresa, del tutto inaspettata. Ringrazio per questo Papa Francesco. Questa nomina è un grande sostegno per tutta la Chiesa irachena, per il nostro Paese, per il popolo che soffre. Farò tutto ciò che è in mio potere per l’Iraq e per gli iracheni, senza distinzione alcuna”.

Lo ha detto al Sir Louis-Raphaël I Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei, commentando a caldo la notizia della sua creazione a cardinale, data da Papa Francesco, dopo il Regina Coeli in piazza San Pietro, insieme ad altri 13 nuovi porporati.
Per il neo porporato “Papa Francesco con questa decisione ha voluto ancora una volta, così come era stato per il nunzio in Siria, il card. Mario Zenari, esprimere la sua vicinanza ad una terra macchiata da sangue innocente, dove i cristiani sono stati oggetto di tanta violenza”. “Noi cristiani – ha aggiunto Mar Sako – non abbiamo spade, ma solo le armi della pace, della preghiera, della convivenza armoniosa. La nostra vocazione è perdonare settanta volte sette, vale a dire sempre. Siamo chiamati ad essere artigiani di pace, costruttori di speranza e di dialogo. I nostri fratelli musulmani apprezzano questa nostra cultura di pace”. Tra le tante attestazioni di stima giunte al neo porporato anche quella del religioso sciita Moqtada al Sadr, fresco vincitore delle elezioni di sabato 12 maggio. “Mi ha chiamato al Sadr che ha usato parole che mi hanno commosso: ‘La pace del Signore sia su di te’. Mi ha anche ribadito che è pronto ad aiutare e a collaborare con i cristiani”, ha rivelato il patriarca caldeo. “Da parte di autorità di Governo e di leader religiosi musulmani, sciiti e sunniti, come anche da gente semplice… tutti mi hanno espresso la loro gioia dicendo che questa nomina è un dono grande per il nostro Paese, un infuso di speranza per un futuro migliore. Ma è anche un segno di vicinanza spirituale alla nostra fede, non solo cristiana, come mi ha detto un musulmano”.
“Venerdì scorso
– ha poi ricordato Mar Sako – ho ordinato quattro nuovi sacerdoti caldei e, donando loro un grembiule e una croce in legno, li ho esortati a vivere da servitori del Vangelo. La stessa esortazione che rivolgo non solo ai sacerdoti ma anche a tutti i fedeli: non cerchiamo potere, denaro, fama. Seguiamo il Vangelo servendo con gioia il gregge che Gesù ci affida. Il grembiule è un simbolo evangelico dal grande significato. Esso ci esorta a vivere come servitori e non come autorità. Vestire il grembiule vuole anche esprimere la semplicità dello stare vicino alla gente, esserne amico, stare al suo fianco. È con questo spirito che accolgo la nomina voluta dal Santo Padre”.

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domenica, maggio 20, 2018

 

Annunciato il nuovo sinodo della chiesa caldea

By Baghdadhope*

Nel giorno della sua nomina a Cardinale il Patriarca di Babilonia dei Caldei, Mar Louis Raphael I Sako, ha celebrato la Santa Messa della Pentecoste nella chiesa di San Giuseppe a Baghdad.
Nell'omelia il neo-cardinale ha parlato della Pentecoste come una festa di speranza.
"La nostra chiesa" ha spiegato "a dispetto delle difficili circostanze e delle sofferenze è aperta alla vita ed al rinnovamento." "Ci sono" ha aggiunto "segni positivi" e tra essi ha elencato la annunciata beatificazione di quattro "martiri," il sacerdote Padre Ragheed Ganni che fu ucciso a sangue freddo a Mosul nel giugno 2007 ed i tre suddiaconi che erano con lui nella chiesa dello Spirito Santo dove aveva appena celebrato la santa messa; l'ordinazione di cinque sacerdoti in Iraq nel giro di un solo mese alla quale seguiranno altre ordinazioni nella diocesi degli Stati Uniti orientali ed in Svezia ed il ritiro spirituale che si terrà in Iraq dal 4 al 7 giugno prossimi cui parteciperanno sacerdoti, monaci ed i vescovi della chiesa caldea che, dal 7 al 13 dello stesso mese, si riuniranno in sinodo per scegliere i nomi dei vescovi per le attuali sedi vacanti e discutere di altri temi.  
Il patriarca ha poi sottolineato il ritorno di più di 8.000 famiglie nella Piana di Ninive e parlato delle recenti elezioni che fanno sperare nelle formazione di "un forte governo democratico e civile."
Per quanto riguarda la sua nomina cardinalizia il patriarca ha sottolineato la sua sorpresa nel riceverla ed il fatto che essa sia un "segno vitale della chiesa e dello Spirito Santo in Iraq."       

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Patriarca Sako: la nomina è un impulso di speranza per l’Iraq

By Vatican News
Michele Raviart

Il Patriarca di Baghdad e dei Caldei, Louis Raphael Sako, sarà creato cardinale il prossimo 29 giugno, come ha annunciato questa mattina Papa Francesco dopo il Regina Coeli. La nomina è particolarmente significativa per la comunità dei Caldei in Iraq, una comunità perseguitata e in esilio, a causa delle guerre che hanno devastato il Paese.
Per me è stata una sorpresa, veramente! Sono molto riconoscente … non è per la mia persona, ma per la Chiesa che ha sofferto tanto e per l’Iraq, in questo periodo: secondo me, per tutto il Paese, sia per i cristiani, sia per i musulmani, è un sostegno da parte della Chiesa universale e della Santa Sede, è un impulso di speranza, di incoraggiamento ad andare avanti verso la riconciliazione del Paese.
Che cosa significa per la gente, per i cristiani in Iraq e in Medio Oriente, questa importante nomina?
Da mezzogiorno ad adesso, sono arrivate telefonate da musulmani, cristiani, gente semplice e anche responsabili dello Stato: tutti mi hanno detto che questa nomina è per noi, è per l’Iraq, è per i musulmani … Un musulmano mi ha detto che questa è per tutti i credenti in Dio …
Questa attenzione da parte di Papa Francesco per i cristiani iracheni, che cosa vuol dire?
Non è la prima volta che lui pensa alle Chiese che soffrono. In questo stesso modo ha creato cardinale il nunzio in Siria, e oggi è per l’Iraq. Ma anche per altri Paesi: dunque è un padre, lui; apre gli occhi e vede dove c’è bisogno di un sostegno grande, come questa nomina. E questo vuol dire anche che la Chiesa è viva, è forte e che bisogna perseverare, rimanere, testimoniare il Vangelo.
 
Chi è il Patriarca dei Caldei, Louis Raphael I Sako

È nato a Zākhō (Iraq) il 4 luglio 1948.
A Mossul ha compiuto gli studi primari, frequentando poi il locale Seminario di St. Jean, tenuto dai Padri Domenicani.
Ordinato sacerdote il 1° giugno 1974, ha svolto il servizio pastorale presso la Cattedrale di Mossul fino al 1979.
Inviato a Roma, ha frequentato il Pontificio Istituto Orientale, conseguendo il dottorato in Patrologia Orientale. Successivamente ha conseguito il dottorato in Storia presso la Sorbona di Parigi.
Dal 1997 al 2002 ha ricoperto l’ufficio di Rettore del Seminario patriarcale di Baghdad. Rientrato a Mossul ha ripreso la guida della Parrocchia del Perpetuo Soccorso fino alla elezione ad Arcivescovo di Kerkūk il 27 settembre 2003. Ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 14 novembre successivo.
Il 31 gennaio 2013, nel corso del Sinodo convocato a Roma da Papa Benedetto XVI dopo la rinuncia del Patriarca S. B. Card. Delly, è stato eletto Patriarca, ricevendo dal medesimo Sommo Pontefice la Ecclesiastica Communio l’1° febbraio; essa è stata significata pubblicamente con la Celebrazione Eucaristica nella Basilica Vaticana il 4 febbraio.
Ha pubblicato alcuni libri sui Padri della Chiesa e diversi articoli. Oltre all’arabo e al caldeo, conosce la lingua tedesca e parla francese, inglese e italiano.

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Papa Francesco: il 29 giugno concistoro per 14 nuovi cardinali

By Vatican News

Dopo la recita del Regina Coeli, il Pontefice annuncia che il prossimo 29 giugno terrà un concistoro per la creazione di 14 nuove porpore, segno dell’universalità della Chiesa “che continua ad annunciare l’amore misericordioso di Dio a tutti gli uomini della terra”
Sua Beatitudine Louis-Raphaël I Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei

Mons. Luis Ladaria
, prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede;

Mons. Angelo De Donatis, vicario generale di Roma;
Mons. Giovanni Angelo Becciu, sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato, e Delegato speciale presso il Sovrano Militare Ordine di Malta;
Mons. Konrad Krajewski, Elemosiniere apostolico;
Mons. Joseph Coutts, arcivescovo di Karachi;
Mons. Antonio dos Santos Martos, vescovo di Leiria-Fátima;
Mons. Pedro Barreto, arcivescovo di Huancayo;
Mons. Desiré Tsarahazana, arcivescovo di Toamasina;
Mons. Giuseppe Petrocchi, arcivescovo de L’Aquila;
Mons. Tomas Aquinas Manyo Maeda, arcivescovo di Osaka.

Insieme ad essi unirò ai membri del Collegio cardinalizio un arcivescovo, un vescovo e un religioso che si sono distinti per il loro servizio alla Chiesa:
Mons. Sergio Obeso Rivera, arcivescovo emerito di Jalapa;
Mons. Toribio Porco Ticona, prelato emerito di Coro Coro;
il reverendo Padre Aquilino Bocos Merino, claretiano

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Statement on the Results of the Iraqi Parliamentary Election 2018

By Chaldean Patriarchate
Louis Raphael Sako


I would like to start with a sincere congratulations and warmest wishes to our Muslim brothers in this holy month of Ramadan, asking God to make it an excellent opportunity for tolerance, forgiveness and reconciliation among Iraqis.

I also congratulate the winners of 2018 Iraqi Parliamentary Election and wish them success in assuming their full responsibilities in serving the country and the nation. I hope that they will soon form a “Civil, Democratic and Strong Government”. A government that: treat people equally; open a new page of balanced relations between all political alliances, away from patronage, bias and narrow ambitions; aim at improving Iraq at all levels by creating a political balance between all the active national forces on the ground, in order to reach the desired maturity in dealing with different views and attitudes.
I do anticipate that the new political process will: lead to the adoption of laws that safeguard citizens’ rights, liberties and dignities, equally; put the “sublime” national interest above all considerations; consolidate the unity of Iraqi people; and use all means to reconstruct the destroyed homes of the displaced families to speed up their return after such a long suffering.
Regarding Christian “Quota”
I urge Christians to learn a lesson from the result of this election, which came as a surprise due to well-known reasons, including, but not limited to: previous practices in fighting for Parliament seats as well as the “dropping” pre- and post-election; the unwillingness of Christians to vote as a result of lack of awareness; the large number of lists and candidates that led to the dispersion of votes; as well as the dependency factor. Once we put our finger into the wound, we will be able to develop a new vision and unite the stances to safeguard our small “quota” and its’ independence, which in turn protects our dignity and unity.
Finally, I congratulate the 5 Christian winners and hope that they will work as one team, to perform better. I would also encourage them to establish excellent relations with their colleagues in the Parliament in order to achieve the common goals that concern us all, regardless of national, partisan, religious and political affiliations.

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mercoledì, maggio 16, 2018

 

Nuove ordinazioni per la chiesa caldea

By Baghdadhope*


Il sito del Patriarcato Caldeo rende nota l'ordinazione ad Ankawa di 4 nuovi sacerdoti.
La cerimonia, svoltasi nella chiesa degli Apostoli, è stata celebrata dal patriarca della chiesa caldea, Mar Louis Raphael I Sako. A parteciparvi sono stati anche il Nunzio Apostolico in Giordania ed Iraq Mons. Alberto Ortega, i vescovi caldei Mons. Shleimun Warduni, Mons. Basel Yaldo, Mons. Jacques Isaac, Mons. Thomas Meram ed il Corepiscopo Mons. Philippe Najim. La Chiesa Assira dell'Est era rappresentata dal suo patriarca Mar Gewargis III Sliwa e dall'Arcivescovo di Erbil Mar Abris Youkhana, e quella Siro-Ortodossa dal vescovo di Mosul Mons. Nicodemus Daoud Sharaf.

I quattro nuovi sacerdoti della chiesa caldea sono:
Padre Waeel Ablahad Ayoub Alshaby
Diocesi di Mosul. Nato a Karamles il 2 luglio 1991 ed entrato nel 2012 in seminario. Nel 2018 ha conseguito presso il Babel College, unica facoltà teologica cristiana in Iraq, la laurea in Teologia.
Padre Hani Khamis Gargis
Diocesi del Cairo.(Egitto)  Nato in Egitto il 15 maggio 1985. Diplomato in una scuola tecnica nel 2005, ha conseguito nel 2009 la laurea in tecnologia presso l'università Helwan del Cairo. Nello stesso anno ha terminato gli studi presso l'Istituto Superiore di educazione religiosa a Sakakini (Cairo). Entrato in seminario nel 2012 ha conseguito la laurea in Teologia presso il Babel College nel 2018.
Padre Eilram Yunus Aslan Diocesi di Urmia (Iran). Nato il 10 agosto 1993 a Karaj (Iran) nel 2010 ha ottenuto il diploma in scienze sperimentali  e nel 2018 la laurea in Teologia presso il Babel College.
Padre Zahir (Adday) Abdul Latif Jameel Babaca
Nato a Karamles l'8 luglio 1978 e laureatosi in veterinaria presso l'università di Mosul nel 2005. Precedentemente, nel 2003, aveva conseguito il diploma del seminario teologico della stessa città. Sposato con Shafiq Al-Najjar ha due bambini di nome Lewis e Charbel.

Al termine della sua omelia Mar Louis Sako ha detto che: "Questa ordinazione ad Ankawa che precede di tre settimane quella di un sacerdote a Baghdad è segno di speranza per la chiesa caldea ma anche un messaggio di sfida in queste difficili attuali circostanze e la prova della vitalità della nostra chiesa." 

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martedì, maggio 15, 2018

 

Patriarca Sako: "Grazie a Papa Francesco per il gesto della Lamboghini. Ancor più cristiani torneranno a Ninive!"


«Siamo molto grati per questo gesto tanto paterno compiuto da Papa Francesco. Il Pontefice è padre di tutta la Chiesa e pensa a tutti, soprattutto a coloro che come noi soffrono».

È questo il commento del patriarca caldeo di Babilonia Raphael Louis I Sako alla notizia che il numero unico della Lamborghini Huracan, donata al Pontefice dalla casa automobilistica lo scorso 15 novembre, è stata battuta all’asta lo scorso 12 maggio per la cifra di 715mila euro. Come da volere del Santo Padre l’intera somma verrà devoluta in beneficenza e larga parte del totale andrà ad Aiuto alla Chiesa che Soffre per sostenere il piano di ricostruzione dei villaggi cristiani della Piana di Ninive in Iraq.
«Il Papa non cessa mai di dimostrare la propria vicinanza ai cristiani iracheni», ha affermato il patriarca che al momento si trova proprio ad Erbil. «Questo dono ci infonde tanta speranza e costituisce un grande incoraggiamento! È per noi importante rimanere, continuare la nostra vita in Iraq e testimoniare qui la nostra fede e i valori del Vangelo».
Il Piano ACS per la ricostruzione dei villaggi cristiani della Piana di Ninive ha permesso a tanti cristiani di tornare alle proprie case. Al 25 marzo scorso le famiglie rientrate nell’intera Piana erano 8.213, più del 42% delle 19.452 costrette a fuggire a causa dell’invasione dello Stato Islamico nell’agosto del 2014.
«Con il dono del Papa potremo fare ancora di più. Ringrazio di cuore il Santo Padre ma al tempo stesso chiedo a tutti coloro che possono aiutare, anche con poco, di sostenere i cristiani di Ninive che rappresentano le radici della nostra fede!».
Il 12 maggio, proprio mentre veniva battuta la Lamborghini, in Iraq si tenevano le elezioni parlamentari. I risultati non sono ancora definitivi, ma le proiezioni vedono in testa come prossimo premier il chierico sciita Moqtada al-Sadr. «Al Sadr si è sempre mostrato ben disposto nei confronti delle minoranze, ma in caso vincesse bisognerà vedere con chi formerà una coalizione. L’affluenza al voto è stata bassissima perché gli iracheni hanno perso fiducia nella classe politica. Mancano progetti e programmi concreti e la corruzione è dilagante. Al momento vi è confusione ma speriamo che la nuova classe politica possa fare del bene e soprattutto unire un Paese estremamente diviso come l’Iraq».
Dall’inizio dell’avanzata di Isis nel giugno 2014, Aiuto alla Chiesa che Soffre ha sostenuto progetti emergenziali e umanitari in Iraq per un totale di 37.703.054 euro. La Fondazione è la prima associazione nella Piana di Ninive per entità di aiuti.

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lunedì, maggio 14, 2018

 

Nihil obstat della Santa Sede al processo per riconoscere il martirio di padre Raghiid Ganni e dei tre diaconi uccisi nel 2007

By Fides

La Congregazione per le Cause dei Santi ha concesso il Nihil Obstat necessario per iniziare il
processo di canonizzazione del sacerdote caldeo iracheno Raghiid Ganni e dei tre diaconi – Basman Yousef Daud, Wahid Hanna Isho e Gassan Isam Bidawid – uccisi il 3 giugno 2007 da un commando di uomini armati a Mosul, presso la chiesa caldea dedicata allo Spirito Santo.
Con una lettera, firmata lo scorso 1° marzo dal Cardinale Angelo Amato (Prefetto della Congregazione per le Cause del Santi) e dall'Arcivescovo Marcello Bartolucci (Segretario del medesimo Dicastero vaticano), viene confermato che non c'è nessun ostacolo a iniziare il processo di canonizzazione per proclamare santi padre Ganni e i tre diaconi uccisi con lui, secondo le procedure previste.
La lettera,
rilanciata dai media ufficiali del Patriarcato caldeo, fa riferimento alla richiesta avanzata nel novembre 2017 da Francis Yohana Kalabat, Vescovo dell'eparchia caldea di San Tommaso Apostolo a Detroit. Fonti locali confermano all'Agenzia Fides che la competenza della Causa di canonizzazione, con le dovute autorizzazioni da parte della Santa Sede, è stata trasferita dall'arcieparchia caldea di Mosul all'eparchia caldea con sede a Detroit, negli Stati Uniti d'America. L'instabilità delle regioni nord-irachene e la condizione difficile in cui si trova l'arcieparchia caldea di Mosul dopo gli anni di occupazione jihadista di quella metropoli evidentemente rendono ancora difficile poter condurre in loco un processo di canonizzazione nel rispetto delle procedure richieste, anche riguardo alla raccolta delle testimonianze.
La Causa di canonizzazione che potrà dichiarare beati padre Ganni e i tre diaconi uccisi insieme a lui verrà introdotta “pro martirio in odium fidei”, e dovrà verificare e attestare che i quattro beatificandi sono martiri trucidati dai loro carnefici a causa della propria fede in Cristo.
Il martirio di padre Ganni e dei tre diaconi avvenne nella domenica di Pentecoste, presso la chiesa caldea dedicata allo Spirito Santo, dopo la celebrazione della Santa Messa.
Nella vita di padre Raghiid Ganni, ha detto una volta don Fabio Rosini, direttore del Servizio per le vocazioni della diocesi di Roma, “si è realizzato qualcosa che solo la grazia può compiere... Noi” ha aggiunto il sacerdote romano “pensiamo umanamente che abbiamo di fronte un eroe, cioè qualcuno capace di fare qualcosa di straordinario, ma così corriamo il pericolo di trasformare il cristianesimo in eroismo. Un martire non è un eroe, ma un testimone. Lo si riconosce se in lui opera la grazia. Nella Chiesa gli eroi creano problemi e spaccature, personalismi, perché parlano di sé. I martiri invece parlano di Cristo, portano la sua testimonianza”.

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Oltre 700.000 Euro il ricavato della vendita della Lamborghini donata a Papa Francesco. ACS: Il gesto del Papa fortifica la speranza dei cristiani d'Iraq

Alfredo Mantovano – Presidente ACS Italia
Alessandro Monteduro – Direttore ACS Italia


La Lamborghini donata nel novembre scorso dall’azienda automobilistica a Papa Francesco oggi è stata venduta all’asta a Monaco da Sotheby’s per 715.000 euro. Il Santo Padre, nell’accettare a suo tempo il dono, aveva voluto che l’intero ricavato della vendita venisse destinato ad opere di carità. Lo stesso Pontefice ha indicato che una parte del ricavato fosse destinata ai progetti di Aiuto alla Chiesa che Soffre per le comunità cristiane d’Iraq: quelle che, dopo la sconfitta militare di Daesh, stanno rientrando nei villaggi della Piana di Ninive da cui furono scacciati dai terroristi. ACS è particolarmente impegnata perché i Cristiani tornino nel nord dell’Iraq: ha varato un “Piano Marshall” per la ricostruzione e ha contributo alla strutturazione del Ninive Reconstruction Committee, coinvolgendo tutte le Chiese d’Iraq. Ricevere dunque la generosità di Papa Francesco conforta noi e rafforza la speranza dei tanti nostri fratelli cristiani perseguitati in Medio Oriente.



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martedì, maggio 08, 2018

 

Elezioni, il Patriarca caldeo: non si può “silenziare” la Chiesa quando offre il suo contributo al bene comune

By Fides

La Chiesa non interviene direttamente sul terreno della politica. Ma non può essere silenziata quando interviene in merito a questioni e emergenze cruciali per la vita del popolo e del Paese. Lo ha ribadito con forza il Patriarca caldeo Louis Raphael Sako, rispondendo agli argomenti di alcuni critici che nei giorni scorsi lo avevano accusato di intervenire indebitamente su questioni politiche, nel clima incandescente che precede le prossime elezioni legislative di sabato 12 maggio. In un messaggio diffuso dai canali ufficiali del Patriarcato, il Patriarca Sako ha riaffermato il diritto degli uomini di Chiesa a intervenire in merito alle questioni che toccano la vita della collettività, esercitando un ruolo positivo “a sostegno della coesione nazionale, a tutela dei diritti e delle le libertà della persona”, per favorire il radicarsi di un autentico Stato di diritto, del principio di cittadinanza.
Nei giorni scorsi, il Patriarca caldeo aveva dichiarato pubblicamente che molte delle piccole formazioni politiche animate da dirigenti e militanti cristiani che prenderanno parte alla prossima competizione elettorale sono in realtà etero-dirette da gruppi politici curdi o sciiti ben più influenti. Alcuni esponenti locali delle piccole liste di impronta cristiana avevano reagito negativamente alle affermazioni del Patriarca, bollandole come una indebita ingerenza clericale nelle questioni temporali. Il Patriarca, nel suo messaggio, fa notare che tali critiche finiscono per avere come reale bersaglio la sensibilità e la sollecitudine sociale che la Chiesa ha sempre manifestato per la vita concreta dei popoli e delle nazioni.

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Iraq al voto. Patriarca Sako: “Il Paese che vorrei”

By AgenSIR

Il 12 maggio l'Iraq alle urne, per la quarta volta dalla fine del regime di Saddam Hussein, per eleggere il nuovo Parlamento cui spetta la nomina del premier e del presidente della Repubblica. Incertezza sull'esito del voto: l'uomo da battere sembra essere l'attuale premier Haydar al-Abadi, in lizza anche coalizioni sciite filo-iraniane e la lista dell'ex primo ministro Nouri al Maliki. Sunniti e curdi vanno al voto divisi, così come i cristiani ai quali spetta una quota di 5 seggi. L'auspicio del patriarca caldeo di Baghdad, Louis Raphael Sako: "Dalle urne esca un parlamento che sappia arginare con forza la corruzione e la mafia dilagante, favorire la ricostruzione, la riconciliazione e rendere il Paese sovrano e libero dalle pressioni di potenze internazionali e regionali"
“Un parlamento che sappia arginare con forza la corruzione e la mafia dilagante, favorire la ricostruzione, la riconciliazione e rendere il Paese sovrano e libero dalle pressioni di  potenze internazionali e regionali”.
È questo l’auspicio che il patriarca caldeo di Baghdad, Louis Raphael Sako, esprime al Sir, a pochi giorni dalle elezioni politiche nazionali del 12 maggio.
“Un momento importante per tutto il popolo per cui – dice il patriarca – è necessario favorirne la partecipazione sia in patria che all’estero”. Sono quasi 25 milioni gli elettori iracheni chiamati alle urne per scegliere tra i circa 7 mila candidati, 2 mila sono donne, i 329 parlamentari. Ventisette le coalizioni in lizza nelle quali sono confluiti 143 partiti. Una frammentazione politica che non ha risparmiato nessuno, né gli sciiti, che sono il 60% della popolazione, né i sunniti (20%) e né i curdi con il loro 15%. Cinque i seggi riservati – secondo le quote riservate alle minoranze – ai cristiani, distribuiti singolarmente nelle province di Baghdad, Kirkuk, Erbil, Dohuk e Ninive. La speranza del patriarca caldeo, da tutti condivisa, è che il voto “non sia minacciato da attacchi terroristici che pure si verificano quotidianamente. La lotta è cieca e non vede il rispetto dell’altro”.
Difficile pronosticare la vittoria di una singola lista, molto probabile invece è la formazione di un Governo di coalizione. “Coalizzarsi è l’unico modo che hanno i principali partiti per ottenere la maggioranza ed eleggere il premier (carica riservata a uno sciita, ndr.)” spiega Mar Sako che paventa anche la possibilità di “una personalità laica, capace di creare una coalizione con i curdi e i sunniti e altri partiti laici. Ciò che conta è che chi andrà al governo abbia a cuore il bene di tutta la popolazione e non persegua interessi di parte. Non si può fare politica facendo leva sulla religione o sul partito – ribadisce il patriarca – bisogna guardare allo sviluppo e al progresso integrale del Paese”.
I cristiani al voto. In questo panorama politico frammentato la minoranza cristiana non fa eccezione: “anche i cristiani sono divisi.
Ci sono sei liste, più una settima creata intorno a una sola persona con 61 candidati totali che si contenderanno i 5 seggi disponibili. Altri 15 candidati si presentano con liste diverse. Cinque, per esempio, militano nella lista dell’attuale primo ministro”. Non mancano, però, elementi positivi in questa tornata elettorale: “il 96% dei candidati – ricorda il patriarca caldeo – sono figure nuove, tantissime sono le donne. Questo non impedirà ai politici più potenti di essere eletti, ma si tratta di un dato di partecipazione che merita di essere segnalato.
La popolazione ha sofferto molto in questi anni e vuole cambiare.
Il nuovo Parlamento, che sarà chiamato a eleggere il capo del Governo e il Presidente della Repubblica, dovrà tener presente le richieste del popolo che sono “lotta alla corruzione e alla mafia, ricostruire le infrastrutture del Paese, rilanciare l’economia e il lavoro, garantire la stabilità, la sicurezza degli abitanti e i rispetto dei diritti umani. Con queste intenzioni ogni domenica preghiamo per il nostro Paese”.
Una lunga strada.
Il percorso appare ancora lungo e tortuoso. L’Iraq sta cercando di uscire dalla guerra contro lo Stato islamico, la cui sconfitta era stata annunciata lo scorso dicembre dal primo ministro iracheno, Haider al-Abadi.
“Alcune zone sono state liberate e pacificate, ma la mentalità dell’Isis resiste,
è dura da sconfiggere e per questo motivo – afferma il patriarca – è necessario un lavoro continuo di dialogo, di conoscenza, di formazione così da affermare i giusti valori di convivenza e pacificazione”.
Oggi, ammette il patriarca, “non abbiamo ancora uno Stato laico, democratico e forte da controllare le Forze armate, la Polizia – anch’esse divise – e tutte le milizie che si muovono all’interno dei nostri confini. Questo rappresenta un problema che deve essere affrontato e risolto”.
Un punto debole.
La politica estera è un altro ‘punto debole’ dell’Iraq, aggiunge Sako. “L’influenza che alcuni Paesi della regione e potenze internazionali hanno sull’Iraq è pesante e preme sulla vita politica irachena. Il nostro è un Paese ricco di petrolio e di risorse naturali, con una posizione strategica e per questo appetito da molti.
Se l’Iraq fosse libero da influenze straniere potrebbe diventare un fattore di equilibrio, di stabilità e di pace per tutta la regione mediorientale.
Oggi invece le sorti del nostro Paese sono legate a quelle della Siria, dello Yemen e di altre nazioni in conflitto. Il rischio è quello di una tracollo generale. La comunità internazionale non fa nulla per evitarlo e porre fine alle crisi in atto. Tutte queste tragedie influiscono con forza sulle politiche interne. Il nuovo Parlamento sarà chiamato ad affrontare anche questo problema”.
La speranza.
“Ciò che vorrei per l’Iraq del dopo voto? Vorrei un leader laico, onesto, aperto, tollerante che si adoperi per favorire il diritto di cittadinanza base certa su cui fondare la ricostruzione morale e materiale del Paese, la pacificazione della popolazione, instaurazione di buoni rapporti con le nazioni vicine, con gli organismi internazionali, senza creare divisioni e nemici. Se farà tutto questo avrà i cristiani sempre al suo fianco. Non abbiamo ambizioni politiche ma ricerchiamo solo il bene del nostro Iraq, della sua gente a partire dai più bisognosi. Questa è la nostra cultura, questo ci insegna il Vangelo”.


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lunedì, maggio 07, 2018

 

Amman e la pizzeria solidale


Il suo cognome è Oriente. È finito in Giordania a insegnare come si fa la pizza ai rifugiati cristiani in fuga dall’Iraq. Luigi, o meglio Gino come lo chiamano i ragazzi, viene da Potenza ed è uno dei maestri pizzaioli della nuova pizzeria solidale “Mar Yousef’s Pizza”.
Un progetto pensato da Abuna Mario Cornioli, parroco della chiesa di Jabal Amman. L’idea è semplice. Dare una professione a chi è fuggito dalla guerra e attende di conoscere il Paese dove sarà accolto insegnandogli il meglio del made in Italy. I vecchi locali della parrocchia sono stati ristrutturati e adibiti a cucina e laboratorio per la pizza al taglio.
Gli apprendisti si chiamano Nashwan, Haitham, Raad, Zeyad, Wisam, Majed, Aysen. Tutti iracheni, perseguitati in patria e riparati in Giordania, con le loro famiglie, in attesa di un Paese che li accetti come rifugiati. Alle spalle si lasciano storie drammatiche. Come Wisam, che ha perso un dito, dopo le torture del Daesh. Viene da Qaraqosh, nella martoriata piana di Ninive. Da qui, nell’agosto del 2014, oltre 100 mila cristiani sono stati costretti a scappare. Oggi armeggia in cucina, con mozzarella e olio d’oliva, imparando un’abilità che potrà essere apprezzata nella sua finale destinazione oltre Oceano: Stati Uniti, Canada o Australia.

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La corsa dei seminaristi USA per i cristiani di Iraq e Siria. «Noi ed ACS siamo una grande squadra


Nei giorni scorsi dodici seminaristi che studiano a Roma nel Pontificio Collegio Nordamericano hanno lanciato un’iniziativa a sostegno dei cristiani di Iraq e Siria. Una staffetta che ha attraversato l’Italia – sono stati percorsi circa 250 chilometri – e ha raccolto fondi per i cristiani perseguitati in Medio Oriente. Sono giunte finora offerte per più di 11mila e 200 euro che saranno devoluti ad Aiuto alla Chiesa che Soffre, per finanziare interventi nei due Paesi.
«Forse non incontrerò mai le persone per le quali sto correndo, ma ciò non mi impedisce di amarle e di aiutarle attraverso le mia azioni – dichiara ad ACS uno dei seminaristi, Joseph Caraway, proveniente dalla Louisiana – Una corsa potrebbe sembrare un modesto atto di carità, ma ho imparato che l’amore per il prossimo passa anche attraverso i piccoli gesti. La solidarietà offre uno splendido esempio di Chiesa universale. Chiunque può prendervi parte e chiunque può sperimentare l’amore di Cristo attraverso di essa».
È il quarto anno che la squadra dei “roman runners” lancia una simile iniziativa. «Molti di noi sono corridori abituali e ci incontravamo già prima per correre o pregare insieme. Lo consideriamo un dono e volevamo offrirlo agli altri – spiega Caraway – Accrescere la consapevolezza circa la persecuzione cristiana è importante, ma non è abbastanza. Dobbiamo pregare per i nostri fratelli perseguitati e sostenerli concretamente».
È la seconda edizione consecutiva che la raccolta della staffetta viene devoluta ad Iraq e Siria e i seminaristi hanno nuovamente voluto che fosse Aiuto alla Chiesa che Soffre a beneficiare della raccolta. «ACS ha le risorse necessarie a sostenere i nostri fratelli e a rendere nota la loro sofferenza in tutto il mondo. Insieme facciamo una grande squadra!».

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venerdì, maggio 04, 2018

 

Elezioni in Iraq, mar Sako: il voto dei cristiani unica via per il futuro della comunità

By Asia News

Davanti a “sfide e cambiamenti” e nonostante un “declino demografico, sociale e culturale” degli ultimi anni nel Paese, è fondamentale “per i caldei in particolare e i cristiani in generale” la partecipazione “in modo responsabile al processo politico”. Un compito che deve essere “libero e autentico, senza paure e vincoli che incentivano all’emigrazione”. È quanto sottolinea sua beatitudine mar Louis Raphael Sako, nel messaggio rivolto alla comunità caldea in Iraq e nel mondo alla vigilia delle elezioni politiche del 12 maggio prossimo, un appuntamento chiave per il futuro del Paese.
Già in passato il primate della Chiesa irakena si era espresso ricordando l’importanza del voto e invitando i cristiani alla partecipazione attiva. “Come pastore e come padre - sottolinea il prelato - invito ciascuno di voi, soprattutto i caldei in patria e all’estero, a prendere parte alle prossime elezioni parlamentari”. La mia esortazione, prosegue, è di scegliere “quanti potranno svolgere al meglio il compito di servire l’Iraq e i suoi abitanti”. 
“Tenente ben presente - prosegue il primate caldeo - che le eleziono sono una responsabilità nazionale e morale” che riguarda tutti i cristiani, per assicurare “un governo moderno, civile e fondato sui principi costituzionali”. Esso deve lavorare in un’ottica di “pluralismo e preservare il patrimonio culturale e di civiltà di tutte le componenti” del Paese. 
Se, da un lato, mar Sako invita tutta la comunità cristiana a prendere parte in modo attivo al voto, dall’altro egli rinnova il monito di “valutare con attenzione” l’opportunità di fondare partiti o movimenti che facciano riferimento alla “unione caldea”. Essa potrebbe infatti essere elemento di “attrazione per opportunisti o ciarlatani” che nulla hanno a che vedere con la tutela del patrimonio e dei valori cristiani. “Auspico che una delle priorità di questo partito - aggiunge - possa essere quello di formare una forte alleanza con assiri, siri e armeni all’interno della Camera dei deputati”.
Questo progetto così “carico di vitalità”, precisa, dovrà trovare applicazione “senza alcuna interferenza da parte della Chiesa”. Il primate caldeo ricorda inoltre come abbia auspicato a lungo la nascita di una “lista unitaria” dei cristiani per le elezioni del 2018, perché “uniti siamo più forti”, ma questa speranza “non si è concretizzata a causa degli ordini del giorno di alcuni partiti cristiani e degli interessi personali di qualche singolo individuo”. 
Infine, mar Sako ricorda la storia millenaria dei caldei della Mesopotamia, uno dei popoli più antichi e autentici che compongono oggi l’Iraq e che molto hanno dato nel campo della cultura, della poesia, della musica, del diritto, dell’astronomia. Le persecuzioni del passato e quelle più recenti, dal genocidio assiro-armeno del 1915 alle violenze dei gruppi estremisti [fra i quali lo Stato islamico] negli ultimi anni non devono spaventare. “L’emigrazione mina la presenza storica dei cristiani in Iraq - conclude il patriarca - e indebolisce il loro ruolo in società”.

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giovedì, maggio 03, 2018

 

Iraq gathering aimed to honor Mary, empower women

By Catholic News Agency
Elise Harris
May 2, 2018

Iraqi women rebuilding their lives after ISIS occupation were invited to a three-day gathering aimed, according to organizers, at empowering Christian women and offering them spiritual support.
Held April 27-29  in Qaraqosh ,the event drew inspiration from the Feast of the Blessed Virgin Mary, Mother of the Church, added recently to the Church’s calendar by Pope Francis.
The event was meant to “rebuild women in the spiritual side, in the biblical side and in the psychological side,” Fr. Roni Momika told CNA April 30.
Momika, who was ordained a priest in a refugee camp after fleeing Qaraqosh when ISIS took over in 2014, leads a weekly women's group at St. Ephraim church in Qaraqosh, which was burned and vandalized by ISIS but which has slowly started functioning as a normal parish again.
“This meeting is to empower women,” he said.
In comments to CNA after a separate women's event earlier this year, Momika said he has focused on supporting women “because they are the base of the community.”
“The situation here in Qaraqosh is still difficult because the houses are still burned and destroyed,” he said, adding that rebuilding is currently a slow process due to the extensive damage and a lack of funding.
“Everything is difficult here and we want to rebuild the woman before we rebuild the houses,” he said.
“If you rebuild the woman, you can rebuild the children, and when you rebuild the children, you can rebuild the family, and after that we can rebuild the community here in Qaraqosh,” he said.
In his comments April 30, Momika said the Church in Qaraqosh wants “to allow women to trust in themselves.”
Momika’s regular women’s group draws some 800 attendees weekly. He estimates that as many as 4,500 people, including children, attended some part of the larger April meeting.
Qaraqosh, formerly known as the Christian capital of Iraqi Kurdistan, had a population of nearly 50,000 before ISIS attacked in 2014, prompting the majority of inhabitants to flee in a single night. Most ended up living in crowded refugee camps in Erbil.
According to Momika, some 20,000 people have returned since the city was liberated in 2016, most of whom belong to the Syriac Catholic rite.
Many of these families are trying to establish a new normal in their lives, from the practical to the spiritual.
The decision to hold the recent meeting, Momika said, came after Pope Francis announced his decision to establish the feast of Mary, Mother of the Church.
The program featured lectures, videos, Mass and community time.
A special icon of Mary was written for the occasion, which was done by a local artist who dressed the Virgin in the traditional clothes of women from Qaraqosh.
On the final day of the gathering, Syriac Catholic Archbishop of Mosul, Kirkuk and Kurdistan, Youhanna Boutros Moshe, celebrated Mass and led attendees in a procession to the city's cathedral, Iraq's largest church and the principal church of the Syriac-Catholic rite.
Looking at pictures of the gathering, “all the women are laughing and they are happy because it is the first time we are doing this [meeting] in Qaraqosh” since the city's liberation, Momika said.
“We want to send a message that ISIS burned the stone but they cannot burn the soul and they cannot burn Christianity and our faith,” he added. “Our faith is big [in] our Jesus Christ and his Mother, the Virgin Mary. This is the message.”

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mercoledì, maggio 02, 2018

 

Iraq’s 'Tree of Knowledge' draws visitors across faiths

By Al Monitor
Wassim Bassem

A convoy from Babil province traveled nearly 250 miles in early April to visit Adam’s Holy Tree, also known as the “Tree of Knowledge.” For the thousands of Muslims who come each year, praying at the tree brings blessings, forgiveness and realization of their dreams. It also draws Christian tourists who believe it is the tree Eve ate from in the Garden of Eden.
Local cleric Abdul Hussein al-Hashimi told Al-Monitor that visiting the tree in Qurna, a town in southern Iraq just northwest of Basra, is a religious duty, part of the country’s historical and religious heritage that had been preserved through the generations.
Um Abbas, 70, was among the visitors. “I’m visiting the tree for blessings and forgiveness,” she told Al-Monitor. “I also come here to pray for health.”
The Tree of Knowledge used to stand alone in Qurna, located at the delta between the Euphrates and Tigris rivers, allegedly where the Garden of Eden was located. In 2005, the Ministry of Water Resources spent 6 million Iraqi dinars (about $5,000) to build a park around the tree with tables and umbrellas as well as a pier on the bank of the Tigris.
A large billboard there reads in Arabic and English, “This spot was blessed by the visit of the Prophet Ibrahim 2,000 years ago,” explaining that Ibrahim prayed in that very spot and said that a tree similar to Adam’s Tree in Eden would one day grow there.
The site has also interested Westerners with an interest in Mesopotamian culture. Norwegian scientist and adventurer Thor Heyerdahl visited the location 40 years ago in a simple boat he built out of balsa wood to prove to the world his theory that early man could navigate the oceans.
On March 16, an international tour group from France, the UK, Germany and the United States included the tree in its tour of Mesopotamian civilizations.
Um Mohammad, another visitor, said in a video that the atmosphere of the place gives her happiness and serenity, “just like visiting any of the shrines across the country.”
Abu Ali, who volunteers to help keep up the place, told Al-Monitor, “The tree is blessed. People come here and pray and recite the Quran by the tree. People report that the tree’s energy helps with mental and social problems.”
People also hang colorful cloths on the tree’s branches. “People throw them up to thank Allah for granting their requests and curing their illnesses,” Abu Ali explained.
The tree’s trunk bears writing in Latin and Arabic as well as names that visitors have carved over the years to commemorate their pilgrimage and to ask for blessings.
Ibrahim Khalil al-Allaf, a professor of modern history at the University of Mosul, told Al-Monitor, “The actual age of the tree has not been scientifically determined, but it goes back hundreds of years.”
“Adam’s Tree is a holy site for Iraqis. Travelers and tourists visit it and have written about it in books,” Allaf said. “This dry tree looks like it has no life in it, but it has been standing firmly for generations. This gives people hope in life, for sustainability and connections between generations. People feel assured and comforted when they find a safe haven in sacred things.”
Christians also recite prayers by the tree. Fawzi Behnam, a Christian pilgrim, told Al-Monitor, “Christians believe that this place is the Garden of Eden from the Old Testament.”
Cleric Abdul Hussein al-Khaffaji told Al-Monitor that there were “accounts that suggest that Ibrahim or Abraham, recognized by Muslims, Christians and Mandaeans as a prophet, planted this tree where the two rivers crossed to mark Mesopotamia, the area between two rivers.”
The Iraqi Ministry of Water Resources rehabilitated the two rivers’ convergence point in 2017 to improve the tourism potential of the area. However, a spokesman for the ministry told Al-Monitor on the phone that there are currently no plans to rehabilitate the location and launch large-scale tourism projects there. Junaid Amer Hameed, a writer and archaeological researcher for the Iraqi National Museum, told Al-Monitor that the site should remain as close to its original state as possible, rather than building new touristic facilities.
Yet Mohammad al-Malki, the head of the municipal council in Qurna, has high hopes. He told Al-Monitor, “Hopefully, the park around the tree will be further developed and turned into a well-designed religious and touristic site that will generate revenue for the town and of course the project itself. It will be a new recreational place for Iraqis in addition to a source of healing.”

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Patriarcato caldeo: no all'uso di simboli e richiami religiosi per la propaganda elettorale

By Fides

I candidati alle prossime elezioni politiche irachene devono evitare di sfruttare simboli e riferimenti di carattere religioso come strumenti di propaganda elettorale. E' questa la richiesta espressa dal Patriarcato di Babilonia dei caldei in vista dell'appuntamento elettorale del prossimo 12 maggio. I candidati – si legge in un intervento diffuso dai canali ufficiali del Patriarcato caldeo – per raccogliere consensi elettorali devono far riferimento solo alle proprie competenze professionali e ai propri talenti personali. I candidati cristiani, in particolare, devono evitare di vantare presunte sponsorizzazioni e appoggi da parte di autorità ecclesiastiche.
Il caso che ha provocato l'intervento chiarificatore da parte del Patriarcato caldeo è in particolare quello di Sarkis Agajan, già ministro delle finanze e vice primo ministro nel governo della Regione autonoma del Kurdistan iracheno, la cui opera è stata paragonata a quella di Cristo in alcuni messaggi di propaganda elettorale diffusi attraverso i social network. “Rispettiamo il professor Agajan” si legge nel comunicato patriarcale, “ma non possiamo paragonarlo a Cristo”.
Ad esprimere il proprio voto nelle prossime elezioni nazionali sono chiamati quasi 25 milioni di potenziali elettori. A contendersi i 329 seggi del Parlamento si sono presentati quasi 7mila candidati (comprese più di 2mila donne), raggruppati in 87 liste, molte delle quali organizzate solo a livello locale o regionale.
Sono almeno 9 le piccole formazioni politiche animate da dirigenti e militanti cristiani che prenderanno parte alla prossima competizione elettorale, gareggiando tra loro anche per conquistare i 5 seggi – distribuiti singolarmente nelle 5 province di Baghdad, Kirkuk, Erbil, Dohuk e Ninive – che il sistema delle quote riserva alle minoranze cristiane.

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lunedì, aprile 30, 2018

 

Chaldeans are the indigenous people of Iraq

Patriarch Louis Rafael Sako

It must be remembered that the Chaldeans are Mesopotamia and original Iraq; their roots extend back thousands of years. They had a great empire, with Babylon as its capital, took control of Mesopotamia in the seventh century BC and expanded north and west. They have a great religious and cultural heritage, which is still a witness to this day. For example, the ziggurats, the Tower of Babel, the Hanging Gardens, the Hammurabi series, the Ishtar Gate, the Lion of Babel, and the Ur Tunnel. Their ancestors planted vineyards, palms, olives and wheat. They settled in the land and distinguished themselves in irrigation, architecture, music, poetry, lawmaking and astronomy.
Before and after the advent of Islam, especially in the rule of the Abbasid Empire, the Chaldeans, along with the other Christians of their country, presented many scientific, architectural, medical, cultural and artistic creations. These are the written monuments preserved in the branches of science, knowledge, translation, and writing.
Chaldeans and Christians also made a significant contribution to the scientific and literary renaissance in modern Iraq. They provided much in their administration, schools and specialties in medicine, agriculture, engineering, construction, trade, economics, writing, printing, and journalism. Chaldean families had a prominent role in public life.
In the last century, Chaldean people, like other religious and nationalist components, were subjected to violent conflict, displacement and slaughter, as happened in Seferbirlik 1915-1918, where four Chaldean diocese were removed. Chaldeans and other components have been subjected to violations and displacement in the last 50 years because of the inferno of recurrent wars. The unprecedented attacks of extremist Islamist movements such as Al-Qaeda have caused them disappointment and feelings of insecurity. They have lost confidence in the future and pushed them to emigrate.
Those who remained steadfast maintained their long-standing roots and clung to their homeland despite the failure of successive governments to give them the right to their own fate. For example, history books or curricula do not mention a single line about the Chaldeans and Christians and what they offered to their Muslim brothers and sacrificed for their country.
Although the Church does not directly intervene in politics, it is deeply influenced by political changes that undermine the social fabric, the demographic and economic reality, and do not respect the rights of Christians and their equality with other citizens (the law of the Islamization of minors). Playing a proactive role in supporting national cohesion, defending the rights of people, the rule of law and responding appropriately to the concerns and needs of their citizens. This is what the Church did during the displacement of Christians and non-Christians from Mosul and the towns of the Nineveh Plain and the restoration of their homes to return.
In light of the changes mentioned above, and despite the decline in the number of Christians and their social and cultural presence in Iraq, like other ethnic and sectarian groups, I find that it’s now an urgent historical moment, so that the Chaldeans in particular and the Christians in general bear their responsibilities in the political process authentically and free from the residues of fear and the colonial mentality. This national and Christian consciousness should be as vital as salt and yeast to bring beautiful results.
As a sponsor and a father, I urge everyone, especially the Iraqi Chaldeans at home and abroad, to participate in the parliamentary elections on May 12 to give their votes to those who are best suited to them and to the homeland. Elections are a national, moral and Christian responsibility to ensure a modern constitutional civil state that believes in pluralism and preserves the cultural and civilizational heritage of all components!
My advice to the Chaldeans: I advise the Chaldean activists to think carefully about the establishment of one political party on behalf of the Chaldean Alliance (Huyada Kaldaya), which includes the parties on the scene, and attracts cadres and competencies at home and abroad away from opportunists and messengers.
In this context, I hope that one of the priorities of this party is to strive with the Assyrian, Syriac and Armenian parties to form a strong alliance representing the Christians in the House of Representatives and the political activities. It demands the amendment of the current constitution and its inclusion in articles that explicitly recognize our existence and guarantee our national, religious, political and cultural rights.
I hope that this vital project will be adopted by the Chaldean Alliance and will be sponsored away from the intervention of the Church.
In conclusion, I do not hide from you that I wished in this election that Christians enter a unified list because we are together stronger, and I sought it, but there was no great reaction for this opportunity because of the agendas supporting some parties and private interests.

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